SANZIONI DISCIPLINARI

 

Spetta al datore di lavoro il c.d. “potere direttivo” volto a individuare le regole di comportamento che devono essere osservate in azienda per garantire uno svolgimento ordinato ed efficiente dell’attività lavorativa.

Unitamente al potere direttivo vi il c.d. “potere disciplinare” che consiste nella facoltà di irrogare sanzioni al lavoratore che venga meno ai suoi doveri contrattuali.

Nello specifico la concreta determinazione dei comportamenti non consentiti si trova generalmente nei contratti collettivi o nei regolamenti aziendali predisposti dallo stesso datore di lavoro.

Inoltre i contratti collettivi precisano quelle che sono le sanzioni disciplinari a disposizione del datore di lavoro, a seconda della gravità del comportamento tenuto; si va dalla più lieve, che è il rimprovero verbale e non necessità della procedura di irrigazione sino a quella più grave che è il licenziamento disciplinare.

Entrando ora nel dettaglio dei doveri del datore di lavoro e dei diritti del lavoratore.

 

 

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

 

- predisporre il codice disciplinare: il codice disciplinare è l’insieme delle norme disciplinari previste dalla contrattazione collettiva nazionale o aziendale, oppure unilateralmente dal datore di lavoro (regolamento interno). Deve comprendere le previsioni legislative in materia e gli articoli del contratto collettivo di lavoro applicabili alle violazioni.

 

- portare a conoscenza dei lavoratori il codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti

 

- la contestazione di un eventuale addebito al lavoratore deve essere effettuata in forma scritta e deve essere specifica: deve cioè fornire al lavoratore le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro ha ravvisato infrazioni disciplinari.

La contestazione disciplinare deve inoltre essere tempestiva con riferimento al momento della commissione dell’infrazione, tenendo in ogni caso conto della complessità dell’azione di accertamento.

 

La sospensione cautelare: quando le tempistiche del procedimento disciplinare risultano essere incompatibili con la presenza del lavoratore in azienda, il datore di lavoro può sospenderlo in via cautelare

 

DIRITTI DEL LAVORATORE

 

Il lavoratore può fornire / produrre le proprie difese e controdeduzioni in forma orale o scritta entro cinque giorni dalla contestazione disciplinare.

Il termine di cinque giorni decorre dalla ricezione della contestazione.

 

 

Esperita validamente la procedura disciplinare il datore di lavoro può intimare il provvedimento sanzionatorio.

Affinchè un’eventuale sanzione sia legittima è necessario che vi sia proporzionalità tra l’infrazione commessa dal lavoratore e la sanzione irrogata dal datore di lavoro

 

TIPOLOGIE DI SANZIONI DISCIPLINARI

 

Le sanzioni disciplinari previste dal nostro ordinamento sono:

- richiamo verbale;

- ammonizione scritta;

- multa;

- sospensione;

- licenziamento disciplinare.

 

Il lavoratore che voglia opporsi ad una sanzione disciplinare ha due possibili alternative: 

1) impugnare la sanzione davanti all’autorità giudiziaria in funzione di Giudice del Lavoro;

2) promuovere, entro i 20 giorni successivi la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato al fine di ottenere la revoca o la conversione del provvedimento.

 

In caso di licenziamento disciplinare il lavoratore può impugnare il licenziamento con le modalità e nei termini previsti per l’impugnazione del licenziamento individuale.

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