EREDITA’, TESTAMENTO E SUCCESSIONI

 

Quando si sente parlare di eredità, successioni, testamento, donazioni, ecc. si affronta senza dubbio un tema del diritto civile alquanto complesso, ricco di norme e disposizioni non sempre di facile lettura.

Il nostro ordinamento prevede tutta una serie di disposizioni atte a regolare il fenomeno successorio, assicurando, tra l’altro, una tutela per chi si sia visto ledere il proprio diritto a concorrere ad una eredità.

 

Tra le questioni che meritano di essere affrontate vi sono:

- la successione;

- il testamento;

- la successione legittima

-  la successione necessaria;

- l’azione di riduzione;

- la rappresentazione;

- l’accettazione con beneficio di inventario;

- la collazione.

 

Al fine di cercare di fornire uno strumento utile agli utenti, è stata pubblicata una breve descrizione degli istituti sopra descritti.

 

LA SUCCESSIONE

Con il termine successione si fa riferimento all’insieme degli atti e degli adempimenti previsti dalla legge per provvedere alla sorte del patrimonio di una persona deceduta, e cioè la sua eredità.

 Il momento di apertura della successione coincide con la morte del defunto.

 Il nostro ordinamento riconosce la capacità giuridica di succedere a tutti i nati o concepiti al momento di apertura della successione, nonché alle persone giuridiche ed ai nascituri di una persona determinata.

 

LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

 Quando un soggetto non ha disposto dei propri beni per il tempo in cui avrà cessato di vivere è la legge ad intervenire su come essi dovranno essere assegnati, con la c.d. “successione legittima”.

 Le categorie di successibili, nella successione legittima, sono:

 - il coniuge;

 - i discendenti legittimi e naturali;

 - gli ascendenti legittimi;

 - i collaterali;

 - i genitori del figlio naturale;

 - gli altri parenti;

 - lo Stato.

 

Vediamo ora di analizzare in maniera analitica le principali figure di eredi:

 

 IL CONIUGE.

 Al coniuge spetta:

 - metà del patrimonio del defunto se in concorso con un solo figlio;

 - un terzo se concorre alla successione con più figli;

 - due terzi se concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle.

 In mancanza di tali soggetti al coniuge si devolve l’intera eredità.

 

 Ecco la tabella esemplificativa di quanto sopra descritto:

 

 

Superstite

Articolo di riferimento

Quota coniuge

Quota figlio unico

Quota più figli

Quota ascendenti

Quota fratelli

Solo coniuge

579, 583

100%

 

 

 

 

Coniuge con unico figlio

581

1/2

1/2

 

 

 

Coniuge e più figli

581

1/3

 

2/3

 

 

Coniuge senza figli ma con ascendenti

582, 579

2/3

 

 

1/3

 

Coniuge senza figli e ascendenti ma con fratelli

582

2/3

 

 

 

1/3

Coniuge senza figli ma con ascendenti e fratelli

582,571

2/3

 

 

1/4

1/12

Solo figlio unico

566

 

100%

 

 

 

Più figli

566

 

 

100%

 

 

Ascendenti senza figli e coniuge

568,569, 578

 

 

 

100%

 

Fratelli senza figli, coniuge e ascendenti

570, 571

 

 

 

 

100%

Fratelli con ascendenti

571

 

 

 

1/2

1/2

 

 IL TESTAMENTO

 

Ai sensi dell’art. 587 codice civile il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo che avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

 Chiunque (tranne gli incapaci per legge) può disporre testamento secondo le disposizioni del codice civile.

 Nel nostro ordinamento sono disciplinate tre tipologie di testamento:

 1) IL TESTAMENTO OLOGRAFO: è la forma più semplice di testamento; deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di pugno dal testatore.

 2) IL TESTAMENTO PUBBLICO: è il testamento redatto con le formalità richieste da un notaio. In particolare deve essere dichiarato dal testatore ad un notaio, con la necessaria presenza di due testimoni;

 3) IL TESTAMENTO SEGRETO: è composto da due elementi:

 - la “scheda testamentaria” predisposta dal testatore e contenente le volontà relative alla sua successione ereditaria;

 - “l’atto di ricevimento” con cui il notaio documenta che il testatore, alla presenza di due testimoni, gli ha consegnato personalmente la scheda.

 Questo testamento può anche essere scritto a macchina, me deve essere necessariamente consegnato a mano ad un notaio, in presenza di due testimoni.

 Il testamento, oltre alla individuazione degli eredi, può prevedere anche uno o più “legati” e cioè l’attribuzione di specifici beni a persone fisiche o giuridiche diversi dagli eredi.

 La principale differenza tra erede e legatario è che l’erede risponde dei debiti ereditari anche con il proprio patrimonio, mentre il legatario solo nei limiti del valore del legato stesso.

 Quando un testamento istituisca più eredi senza specificare le quote di ognuno, o stabilisca quote uguali, nel caso in cui uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua parte viene distribuita sulle parti altrui, salvo il diritto di rappresentazione.

 Generalmente il testamento ha contenuto libero, ma tale libertà viene limitata dalla legge, che stabilisce la parte del patrimonio cosiddetta “indisponibile” o quota di riserva e cioè destinata ai parenti più stretti.

 Ecco una tabella esemplificativa:

  

Superstite

Articolo di riferimento

Quota disponibile

Quota di riserva a favore del coniuge

Quota di riserva a favore dell’ unico figlio

Quota di riserva a favore di più figli

Quota di riserva a favore degli ascendenti

Coniuge solo

540 cc

1/2

1/2

 

 

 

Coniuge con unico figlio

540 cc

1/3

1/3

1/3

 

 

Coniuge con più figli

542 cc

1/4

1/4

 

1/2

 

Coniuge senza figli ma con ascendenti

544 cc

1/4

1/2

 

 

1/4

Figlio unico senza coniuge

537 cc

1/2

 

1/2

 

 

Più figli senza coniuge

537 cc

1/3

 

 

2/3

 

Ascendenti senza figli e coniuge

538 cc

2/3

 

 

 

1/3

 

 Un legittimario, qualora le disposizione testamentarie ledano la sua “quota di legittima” può chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie, mediante l’azione di riduzione.

 LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL TESTAMENTO:

 - Può contenere “condizioni”

 - può sempre essere revocato

 - può prevedere la nomina di un esecutore testamentario

 

L’AZIONE DI RIDUZIONE

L’azione di riduzione, disciplinata dagli articoli 553 e seguenti del Codice Civile, è un’azione che il nostro ordinamento concede ai c.d. legittimari per ottenere la riduzione delle disposizioni testamentarie o delle donazioni che eccedono la quota di cui il testatore poteva disporre.

Per spiegare in maniera semplice ed esauriente l’utilizzo pratico e la ragione dell’esistenza di questo rimedio è necessario inquadrare l’azione di riduzione all’interno delle disposizioni del Codice Civile in tema di successioni, svolgendo un breve e chiaro excursus nel “mondo delle successioni”, con particolare riferimento alla c.d. “successione necessaria”.

Il nostro ordinamento, infatti, consente ad ogni soggetto di disporre dei suoi beni per il periodo successivo alla morte nel modo che ritiene più opportuno, dando anche la possibilità di effettuare donazioni in vita.

Tale diritto non viene però concesso in maniera incondizionata: non è possibile ledere i diritti che la legge riconosce ed assicura ai congiunti più stretti, che vengono indicati tassativamente.

Conseguentemente, quando vi sono determinate categorie di congiunti “stretti” (coniuge, figli legittimi, legittimati, adottivi e, in assenza di figli, gli ascendenti), una parte dei beni del’eredità dovranno necessariamente (da qui il termine “successione necessaria”) essere attribuiti a questi.

La quota che la legge riserva a questi soggetti (i c.d. “legittimari” o “successori universali”) prende il nome di quota di legittima.

E’ in questo contesto che si colloca l’azione di riduzione: se le disposizioni testamentarie o le donazioni fatte in vita eccedono la quota di cui il testatore poteva disporre, ciascun legittimario può agire in giudizio per la riduzione delle une o delle altre, con una specifica azione che si chiama, per l’appunto, azione di riduzione.

Principali caratteristiche dell’azione di riduzione:

- si prescrive in dieci anni;

- è irrinunciabile da parte dei legittimari finchè il donante è in vita;

 

LA DIVISIONE DELL’EREDITA’

Se l’eredità viene acquistata da più persone, si forma sui beni ereditari una comunione tra i coeredi medesimi, che investe tutti beni.

Ciascuno dei soggetti che partecipa alla comunione ereditaria può domandarne la divisione.

La legge, in ogni caso, attribuisce al coerede un diritto ad essere preferito agli estranei, qualora uno dei partecipanti alla comunione ereditaria intenda alienare la sua quota o una parte di essa; trattasi di un diritto di prelazione espressamente stabilito dalla legge.

Lo stato di comunione ereditaria cessa con la divisione successivamente alla divisione ciascuno dei soggetti che partecipavano alla comunione ereditaria ottiene la titolarità esclusiva su una parte determinata dei beni che facevano parte dell'eredità, corrispondente per valore alla quota a questi spettante.

Ogni coerede può sempre domandare la divisione; le parti tuttavia possono derogare a tale principio, pattuendo di rimanere nello stato di comunione per un tempo massimo di 10 anni.

Di particolare importanza è che la divisione dell'eredità ha effetto retroattivo: l'erede si considera immediato successore del defunto nei beni costituenti la sua quota e si considera come se non avesse mai avuto la proprietà degli altri beni ereditari.

 

 LA COLLAZIONE

 Quando un soggetto nel corso della propria vita ha fatto donazioni ai figli legittimi o naturali, ai loro discendenti legittimi o naturali, o al coniuge, la legge presume che questo soggetto non abbia voluto, con queste donazioni, alterare il trattamento che egli ha stabilito per testamento o, se questi è morto senza redarre testamento, il trattamento stabilito dalla legge in virtù delle disposizione relative alla successione legittima.

 La legge presume infatti che in questi casi i beni donati siano da attribuire quale “anticipo della successione” con la conseguenza che devono essere compresi o conferiti nella massa attiva del patrimonio ereditario per essere poi divisi tra i coeredi in proporzione delle quote a ciascun spettanti.

 Ecco un esempio utile a chiarire la fattispecie.

 - Supponiamo che il signor Rossi aveva due figli, Tizio e Caio ed è morto con un patrimonio di 1.000;

 - ha disposto per testamento che il patrimonio debba andare per 1/3 a Tizio e per 2/3 a Caio;

 - in vita ha donato 500 Tizio.

 In questo caso occorre aggiungere al patrimonio ereditario il valore di quanto è stato donato (1.000 + 500 = 1.500). Sul risultato complessivo si determineranno le quote ereditarie e cioè:

 - Tizio 1/3 di 1.500 = 500;

 - Caio 2/3 di 1.500 = 1.000.

 La funzione della collazione è infatti quella di mantenere tra i discendenti e il coniuge chiamati a succedere la proporzione stabilita dal testamento o dalla legge.

 E l’art. 737 del codice civile recita testualmente:

 “I figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.

 La dispensa dalla collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile”.

 

 LA RAPPRESENTAZIONE

 La rappresentazione è l’istituto previsto dal nostro ordinamento in forza del quale i discendenti legittimi o naturali subentrano al diritto di accettare l’eredità del loro ascendente qualora questi non possa o non voglia accettare l’eredità.

 Tale istituto può aver luogo esclusivamente quando il chiamato che non può o non vuole accettare l’eredità sia un figlio ovvero un fratello o una sorella del defunto.

 Nella pratica, al posto del soggetto che non vuole o non può accettare, succedono i discendenti.

 Un esempio potrà chiarire quanto sin qui detto:

 Tizio muore senza testamento; Tizio aveva due figli che sono però morti prima di Tizio e questi figli hanno rispettivamente uno e due figli ancora in vita (i nipoti di Tizio).

 

 

 

 

 

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